ADDIO AI CORRETTORI DI BOZZE? IMBARBARIMENTO LETTERARIO ASSICURATO

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by leonella zupo

I bambini e i ragazzi che frequentano le scuole, oggi, commettono errori di ortografia molto più di frequente rispetto ad alcuni anni fa. Guarda caso, presso le redazioni dei giornali, dei periodici e di moltissime case editrici, per recuperare tempo ma soprattutto soldi, sono praticamente quasi sparite quelle benedette figure dei “correttori di bozze”, che non avrebbero mai fatto passare in stampa po’ con l’accento o altre storpiate del genere.

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Siamo all’imbarbarimento letterario? O si tratta solo di una fase di passaggio, proprio come è avvenuto tra il latino e il volgare? Di qualunque cosa si tratti, è necessario fare delle considerazioni e segnare alcuni punti fermi: la lingua è un fatto collettivo, serve per farsi capire dagli altri, dunque non può essere assoggettata a una singola persona, che non può dire o scrivere come le pare, pena l’incomprensibilità. Allo stesso tempo, non possono essere solo i “grammatici” a imporre le regole e a obbligare tutti a rispettarle: la cultura è una conquista che va oltre le imposizioni, proprio come la democrazia (quella vera, s’intende!).

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Se la lingua è in costante evoluzione, un’evoluzione non casuale, ma logica e coerente a se stessa, è bene seguirla, accordarsi ad essa; allo stesso tempo, è necessario regolarla a nostra volta, in modo da ottenere una base comune a tutti. La televisione, si sa, ha contribuito molto all’unificazione linguistica. Nell’ultimo decennio, la crescente diffusione di Internet ha poi sicuramente creato una differente influenza linguistica, quella internazionale e tecnologica: termini stranieri, perlopiù derivati dalla lingua inglese, sono ormai all’ordine del giorno. Anche la velocità sta condizionando molto le regole di scrittura: quanto più è urgente comunicare, tanto più si semplificano le scritture. E in questo, anche gli “sms” con i cellulari hanno contribuito, e non poco…

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Quali che siano le esigenze di modo, non bisogna però perdere di vista la necessità primaria: farsi capire. Fatto questo necessario preambolo, qui si vuole affermare la necessità di “fermare un po’ il tempo e tutta questa forsennata corsa alla tecnologia” in favore di qualcosa di eterno: la bellezza, l’estetica. La forma, a volte, fa la sostanza.

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Se cambiamento dev’essere, non potremo certo opporci! Ma da sempre la mia personale battaglia, perché la qualità in qualche modo venga comunque rispettata, mi permetto e non mi stancherò mai di condurla, anche a costo di sembrare… “antiquata”!

leonella